L’esperienza dell’analisi strutturata

L’analisi strutturata è usata con successo ormai da quasi dieci anni, e se ha dato dei grandi risultati ha mostrato anche dei limiti difficilmente superabili insistendo sugli stessi concetti di base.

Vediamo in prima battuta come si conduce una analisi sfruttando questi strumenti.

Il primo passo è sviluppare un DFD di massima, che individui i processi principali e dia forma ai data store.

Da questo possiamo derivare un primo modello dei dati, al quale applicare l’analisi E-R, prima per definire tutti gli attributi, quindi le relazioni e la loro cardinalità.

Normalizzare il modello per ottenere le specifiche del database più piccolo e sicuro.

Ridisegnare il DFD per tener conto dei cambiamenti dovuti al nuovo modello dei dati.

Partizionare il DFD per dividere i moduli che poi diventeranno le singole procedure.

Specificare i dettagli implementativi di ogni unità così ottenuta.

La via analisi strutturata però non è lastricata solo di risultati positivi, anche questo strumento ha dei difetti e può condurre a clamorosi insuccessi.

Il problema più grosso dell’analisi strutturata è una eccessiva divisione tra i processi e i dati, che come abbiamo visto sono trattati da strumenti completamente diversi.

Nel DFD le informazioni che riguardano la struttura dei dati sono molto povere e soprattutto non sono molto evidenti, perchè tutta l’enfasi è posta nelle funzioni. Viceversa il diagramma E-R non tratta assolutamente le funzioni e descrive solamente i dati.

La correlazione esiste solo attraverso il dizionario dei dati.

L’esperienza riporta sempre lo stesso schema, quando si tentano di applicare questi due modelli così diversi tra loro:

un primo gruppo sviluppa subito un DFD di massima

un secondo gruppo lavora sul modello dei dati per impostare il database

il secondo gruppo sviluppa una notevole comprensione della materia

il primo gruppo resiste ai cambiamenti prospettati dal lavoro del secondo (perchè ha posto l’attenzione soprattutto alle funzionalità)

il primo gruppo (DFD) vince e i due risultati non si allineano mai

L’analista ha infatti bisogno di entrambe le prospettive: sia quella dei dati sia quella funzionale. Purtroppo l’approccio a flusso dei dati tende a nascondere la vera struttura dei dati per promuovere le funzioni che li elaborano, mentre la sola analisi ER non riesce a dare alcuna indicazione sulle operazioni da svolgere.